ITALIA ARTE Anno 19 N°4 – Luglio Agosto 2024
Le sorprendenti Esocalie di Enrico De Santis
Di Guido Folco
Durante la 60a Biennale d’Arte di Venezia risaltano, per interesse e qualità, alcune proposte espositive di profondo valore artistico, concettuale e, si potrebbe dire, morale. Una di queste è senz’altro la presenza di alcuni lavori del grande maestro Enrico De Santis presso lo spazio 1758 Venice Art Studio, in Calle del Campaniel. In mostra, una selezione di alcune delle sue famose Esocalìe, opere d’arte totale, che fondono fotografia, ricerca, sperimentazione e recupero di materiali, in un risultato innovativo e profondamente concettuale. Per questa intervista abbiamo incontrato il Maestro, visionario interprete della città lagunare oltreché creatore delle Esocalìe, nate per scuotere i nostri animi e costruire un futuro migliore, portando la Bellezza del mondo e le denunce più urgenti, davanti ai nostri occhi.
Un fotografo come affronta il tema del viaggio da un punto di vista umano e professionale?
“Mi sono chiesto se lavoro per viaggiare o il viaggiare è il mio vero lavoro. Nessuna delle due alternative mi ha soddisfatto. Ogni viaggio fisico che sposta il corpo in luoghi diversi, ha anche una portata umana e spirituale. Il viaggiare ci consente di abbandonare le nostre consuete abitudini e le nostre sicurezze, che sono allo stesso tempo delle zavorre, e di connetterci con un se stessi autentico, capace di sentire in modo profondo. Il nostro io viaggiante non ha bisogno di maschere, e riesce a connettersi meglio con l’energia dei luoghi. Io viaggio con questa consapevolezza che permette una conoscenza intensa e lo sviluppo di un’immaginazione più libera che si riflette anche nel mio lavoro. Studio molto prima di ogni partenza per poter rispettare i luoghi e le persone che incontrerò, ma anche per trovare modi per aiutare a conservare le bellezze umane o naturali messe a rischio dal capitalismo globale. Viaggiare significa essere liberi di divenire, il prodigio sta nel farlo migliorando sia noi stessi sia ciò che incontriamo”.
Dei tanti Paesi visitati e vissuti quale Le ha dato di più dal punto di vista artistico?
“È una domanda trabocchetto? Tutti! Non sono un viaggiatore da bandierina su tanti paesi diversi, preferisco una conoscenza più profonda dei luoghi, con la conseguenza che diventa difficile fare classifiche. Qualcuno mi ha detto che sono un Born to Travel, da ogni viaggio ricevo sia stimoli artistici sia conoscenze razionali, ed entrambe le cose si intrecciano in un’unica grande opera, della quale le mie fotografie sono singole gocce. Ho lavorato e viaggiato molto in Africa, la settimana scorsa ero in Namibia, e dentro di me sono mescolati insieme, i panorami sconfinati, la vita delle savane, la natura dei tropici, le foreste dell’ Amazzonia, le vette dell’Himalaya. E questi si fondono con città caotiche come Katmandu, in Nepal, o Varanasi in India, o con le persone e le opere d’arte di Atene o New York, Parigi o Roma o Napoli. La bellezza a volte è prepotente e a volte provoca, in altri casi seduce da lontano, altre volte si nasconde. Ma è ovunque, e ovunque è capace di nutrire la mia anima”.
La sua ricerca delle Esocalìe si basa sulla fotografia e su elementi di recupero che diventano un tutt’uno con l’immagine, creando l’opera d’arte… perché questa scelta?
“È stata una scelta d’istinto all’inizio, quando ho trovato su una spiaggia del sud Italia, il telaio di una porta che ho trascinato per vari chilometri. Avevo subito capito cosa farci e che foto inserire nei suoi spazi vuoti. Così è nata ‘Donne di Mare’. Poi ho deciso di farne un progetto a lungo termine, perché il riuso si lega bene al messaggio contenuto nelle foto: proteggere le bellezze naturali. Utilizzare vecchie scale, telai di finestre o di porte antiche, pezzi di barche o grandi tavole, è un simbolo economico forte. Riusare è un atto rivoluzionario contro il sistema consumista che esaurisce le risorse per mantenere alta la produzione. È un’operazione più profonda del riciclare perché non c’è scarto. E in più c’è una valenza artistica. Come nei ready-made, io cambio la natura degli elementi che uso come cornici, i quali diventano parte dell’opera stessa e generano una sintesi unica con l’immagine che avvolgono. È una simbiosi artistica”.
Le Esocalìe sono sempre legate al tema della salvaguardia dell’ambiente? E Cosa significa Esocalìe?
“Esocalìe o anche Exokalyes, significa far uscire il bello. Ma anche portare il bello che è fuori (exo-) dentro di noi, dentro le nostre case. Le Esocalìe uniscono la Bellezza alla denuncia, in maggior parte legate alla salvaguardia della Natura. In opere più recenti come Ipostasi, si esprime una denuncia più diretta contro l’inquinamento. Oppure, come in Nexus, si evidenzia l’ingiusta distribuzione di ricchezze”.
Sono quasi dei ‘quadri nei quadri’ alla maniera di De Chirico, è un modo per andare oltre il vero, alla ricerca dell’eternità?
“Come il quadro nel quadro, anche le Esocalìe simboleggiano la molteplicità delle dimensioni. Sono un richiamo all’eternità e al surrealismo, concetti espressi da molte delle mie fotografie. La mia ricerca della composizione, delle atmosfere e dei simboli genera spesso immagini di un altrove alternativo. Ma sono fotografie e hanno un rapporto diretto con la realtà, sono frutto di un prelievo ottico dall’ ‘esistente’. La mia esperienza come fotoreporter è nel mio DNA. E anche se le mie fotografie hanno una fase di post-produzione per la stampa, non sono immagini completamente artificiali come quelle generate dalla AI, per le quali, in più sedi, ho proposto di non usare il termine fotografie”.
Nelle Esocalìe, usi la luce, la composizione e la prospettiva come un pittore. Come crei le tue immagini?
“A volte i miei scatti sono piuttosto istintivi, altre volte fanno parte di un progetto che unisce idee, studi fatti in passato e ciò che studio al momento. L’intuizione di come abbinare le ‘cornici’ alle fotografie a volte nasce dalle prime che suggeriscono che tipo d’immagine preferiscono avvolgere. Ma capita anche che già mentre scatto ho la visione di quale ‘cornice’ potrebbe ospitare quell’immagine. Tutti gli scatti subiscono una fase di ritaglio pre-stampa, in modo che la fotografia si possa inserire nell’elemento scelto. Le fasi di post-produzione variano dal bilanciamento della temperatura colore, alla regolazione del contrasto, a volte consistono solo in una semplice conversione da file Raw e spesso neanche quella”.
Natura, animali, uomo: l’essenza della vita traspare in tutte le sue opere, quasi una metamorfosi continua di emozioni e passioni… cosa significa, per te, esistere?
“Il vero significato della vita, forse, si scoprirà dopo la morte. Per ora mi accontento di cercarlo, migliorando me stesso, e ciò che mi è attorno”.